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Le mappe di Ilvo Diamanti
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
MELONI, CONSENSI SOTTO AL 30% BALZO DEL PD: TRE PUNTI IN PIÙ
[La Repubblica, 29 aprile 2023]

Il governo guidato da Giorgia Meloni conferma il consenso elevato ottenuto dopo il successo alle elezioni politiche dello scorso settembre. Il sondaggio di Demos, pubblicato oggi suRepubblica , però, mostra come, rispetto agli ultimi mesi, la sua "corsa" rallenti. In parte, per la ripresa delle forze di opposizione, anzitutto il Partito democratico. Ma, soprattutto, perché la base dei partiti appare frammentata. Orientata soprattutto dai leader, che di-mostrano un grado di fiducia instabile. Dettato da ragioni "mediatiche" e, ovviamente, "personali". Molto meno da identità e valori radicati nella società e nel territorio. Come i "vecchi" partiti.

Tuttavia, una larga maggioranza di cittadini valuta in modo positivo il governo. E poco meno della metà degli elettori prevede che durerà fino alla conclusione della legislatura. Un dato in calo, rispetto allo scorso febbraio, ma assai più ampio di quanto osservato in novembre, quando il governo era in carica da poco. Peraltro, se sivolge lo sguardo alla storia politica recente, è evidente la distanza dal livello di fiducia espresso verso il governo guidato da Mario Draghi. E rispetto ad alcune fasi del governo presieduto da Giuseppe Conte. Nel presente, l'aspetto politico più "stabile" è rappresentato "dall'instabilità" e dalla frammentazione degli orientamenti verso i partiti.

Comunque, se consideriamo le intenzioni di voto, il primo aspetto è la "continuità". Infatti, i Fratelli d'Italia confermano il loro primato, per quanto appaiano in lieve calo, negli ultimi due mesi. Perdono, infatti, un punto percentuale e si attestano poco sopra il 29 per cento. Mentre il Pd, guidato da Elly Schlein, torna sopra al 20 per cento. E il M5S scivola al 15,6 per cento. Tutti gli altri partiti sono lontani. Sotto al 10 per cento.

L'unico in (lieve) crescita è Forza Italia, che sale al 7,6 per cento. "Spinto" dal sostegno emotivo e solidale nei confronti del capo,Silvio Berlusconi. Ricoverato, nelle scorse settimane, in terapia intensiva. Ma, ormai, in costante miglioramento. Peraltro, è significativa la perdita di consensi di Azione e Italia Viva, "uniti", fino a poche settimane fa, nel cosiddetto Terzo Polo, quando erano stimati al 7,2% (e, prima ancora, al 7,8%). Mentre ora, "separati", si fermano al 6,6 per cento.
Si spiega anche così la ripresa del Partito democratico, che, da tempo, galleggiava al di sotto del 20 per cento: intorno ai 17 punti percentuali. Tuttavia, l'immagine del partito è stata rafforzata anche dalla nuova segretaria, Elly Schlein. Nonostante le polemiche che ne hanno accompagnato il percorso.

È, inoltre, interessante osservare l'indice di fiducia espresso nei confronti dei principali leader politici. Nel complesso, in crescita. In misura, spesso, superiore ai partiti. Davanti a tutti si conferma un "non-più leader": Mario Draghi. Rimpianto anche perché non è più sulla scena politica. Dietro a lui, Giorgia Meloni. E Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Affari Esteri, particolarmente presente e visibile, sullascena pubblica, in questa fase. Anche perché capace di comunicare.
A seguire: Giuseppe Conte, Emma Bonino (da sempre, ben più popolare del partito che dirige). Quindi, Silvio Berlusconi e Elly Schlein. Tutte e tutti in sensibile crescita di consensi, rispetto ai mesi precedenti. In particolare, Elly Schlein, oggi molto più nota: a conferma dell'importanza crescente dei leader, in tempi di "personalizzazione" dei partiti e delle istituzioni visto che il governo e la stessa Repubblica hanno il volto dei Presidenti. E, nel caso dei partiti maggiori, hanno un volto di donna.

È, invece, interessante - in parte, preoccupante - come i princìpi della nostra democrazia vengano messi in discussione da una parte significativa dei cittadini. L'antifascismo, in particolare, che evoca la memoria delle ragioni e delle divisioni - profonde e conflittuali, perfino sanguinose - che hanno dato origine e significato alla nostra Repubblica.

Una questione riemersa, di recente, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. La data che ricorda la liberazione dell'Italia dalfascismo, alla fine della seconda guerra mondiale. Ebbene, ancora oggi, come emerge dal sondaggio di Demos per l'Atlante politico, oltre un terzo degli italiani rifiuta o ignora - più o meno volutamente - il legame fra la nostra democrazia e l'antifascismo. Soprattutto a destra. Fra gli elettori della Lega e di Forza Italia ancor più che tra quelli di Fratelli d'Italia.

Va detto che molti anni sono passati da allora. E molte altre minacce incombono sulla vita delle persone, in questi tempi. Oscurati da guerre che si combattono non lontano dai nostri confini. E da mali oscuri, come il virus, che si insinuano fra noi. E colpiscono pesantemente la nostra società e la nostra vita. La nostra salute. Così le guerre che hanno generato vittime e fratture, fra di noi, quasi un secolo fa, rischiano di finire nell'ombra. Dimenticate. Rimosse. Ma si tratta di un rischio pesante. Perché insieme alla memoria rischiamo di perdere noi stessi.

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