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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
AUMENTA IL CONSENSO ALL’INVIO DI ARMI A KIEV PIÙ FREDDO CHI VOTA FDI
[La Repubblica, 12 giugno 2023]

La guerra in Ucraina dura da quasi un anno e mezzo. Era il febbraio 2022, quando le forze armate della Federazione russa hanno invaso il territorio ucraino, per decisione del presidente, Vladimir Putin. Convinto che l'operazione avrebbe avuto un esito veloce. Com'era avvenuto nel 2014, quando la Russia aveva favorito e sostenuto la secessione e quindi l'annessione della Crimea. In modo relativamente rapido. In questa occasione, invece, l'operazione si è rivelata molto più complicata. Tanto che la guerra è ancora in corso.

Il dibattito politico, in Italia, continua ad essere teso. Anche nei partiti, sino a ieri, più uniti e convinti, sull'argomento. Come il PD, nel quale Paolo Ciani, il nuovo vice-capogruppo, indicato da Elly Schlein, ha affermato, di recente, che «sulle armi a Kiev si può cambiare idea». Sollevando critiche dentro e fuori il partito.

D'altra parte, anche l'opinione pubblica in Italia si è sempre mostrata incerta e divisa. Su come convenga partecipare e intervenire, nel conflitto.

Una questione rilevata, fra l'altro, dalle indagini di Demos per Repubblica.

I dubbi maggiori riguardano l'opportunità di inviare aiuti militari all'Ucraina. Una scelta apparsa inappropriata e discutibile a un'ampia quota di cittadini.

Vicina e, talora, superiore, anche se di poco, alla maggioranza. Diverso l'atteggiamento nei confronti delle sanzioni, ritenute opportune da una larga parte degli italiani. All'inizio del conflitto, prossima al 70%. Ma ancora vicina - e negli ultimi mesi, superiore - al 60%. In altri termini, i cittadini non condividono l'intervento della Russia, tuttavia, solo una "larga minoranza", il 41%, esprime un sostegno all'Ucraina senza riserve. E ritiene. di conseguenza, opportuno sostenerla attraverso sanzioni e la fornitura d'armi. Perché teme che significherebbe un coinvolgimento rischioso nella guerra. Esponendo il nostro Paese a conseguenze non prevedibili.

Viceversa, il 31% del campione si dice contrario a ogni forma di pressione. Militare, attraverso l'invio di armi, oppure ricorrendo a sanzioni.

Il fattore che contribuisce maggiormente a orientare questi atteggiamenti è la posizione politica e di partito. Ma, prima ancora, conta l'orientamento nei confronti dell'Unione Europea. Infatti, oltre 3 persone su 4, fra coloro che esprimono un elevato grado fiducia verso l'UE, si dicono in larga parte d'accordo sull'opportunità di mantenere le sanzioni contro la Russia. Mentre poco meno di due terzi (il 64%) ritengono utile inviare aiuti militari all'Ucraina. Come metodo di persuasione - o dissuasione - nei confronti dell'invasore russo. In entrambi i casi, dunque, il sentimento europeista contribuisce al sostegno dell'Ucraina. E ciò contribuisce a spiegare la ragione che spinge il governo ucraino all'ingresso nell'Ue. Con il sostegno di altri Paesi dell'Unione.

Le tendenze e le differenze dell'opinione pubblica, al proposito, diventano evidenti anche quando si valutano le preferenze politiche. In particolare: le scelte di voto.

Su posizione opposte - ed estreme - si collocano, non per caso, i partiti più rappresentativi della maggioranza di governo e dell'opposizione. I Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, da una parte, risultano i meno disponibili a mantenere le sanzioni contro la Russia. E appaiono, comunque, poco d'accordo sull'invio di armi all'Ucraina. Mentre, dall'altra parte, la base del PD è la più orientata a mantenere le sanzioni E dimostra, inoltre, un grado di consenso all'invio di armi superiore alla media.

Tuttavia, le posizioni espresse dagli elettori dei "diversi" partiti appaiono "diverse". Per alcuni versi e in alcuni casi, specifiche. Distinte. Gli elettori di FI, ad esempio, dimostrano il massimo grado di consenso all'invio di aiuti militari all'Ucraina. Mentre, al contrario, gli elettori del M5S appaiono i più scettici, quando si parla di inviare armi. Ma si rivelano prudenti anche di fronte all'ipotesi delle sanzioni. La base della Lega, infine, non si distanzia molto dalle tendenze "medie" dell'opinione pubblica. È, dunque, difficile ricavare dal sondaggio indicazioni precise, sull'atteggiamento degli italiani, nei confronti della guerra. E, ciò, probabilmente, costituisce una chiave di lettura "significativa". Perché "significa" che la guerra in corso, in Ucraina, oggi appare "meno vicina" a noi, rispetto al passato - anche recente. Comunque, non è al centro del dibattito e delle tensioni politiche. Nonostante continui a marcare il perimetro del nostro "pensiero". E del nostro mondo. E "ispiri" i viaggi e gli incontri, anche recenti, del Presidente Zelensky con le maggiori autorità del Paese. Il Presidente Sergio Mattarella, il capo del governo, Giorgia Meloni, Papa Francesco...

Tuttavia, c'è il rischio che, anche in questa "drammatica" occasione, si riproponga l'abitudine ai drammi che incombono su di noi. Quando alimentano lo spettacolo quotidiano della paura.

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