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Le mappe di Ilvo Diamanti
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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
FORZA ITALIA PUÒ SFRUTTARE LA DOTE DI CONSENSO LASCIATA DA BERLUSCONI
[La Repubblica, 19 giugno 2023]

È trascorsa una settimana dalla scomparsa di Silvio Berlusconi. Un evento che ha segnato il dibattito politico in questi giorni. E lo segnerà ancora a lungo. Perché il Cavaliere ha (di)segnato i contorni e le divisioni del nostro sistema. Non solo: della nostra Repubblica. La sua "discesa in campo", avvenuta e annunciata con un discorso televisivo nel 1994, ha marcato il passaggio "oltre la Prima Repubblica". Oltre la caduta del muro di Berlino e del sistema dei partiti, che ne era il riflesso. In Italia. Una frattura che aveva generato il "bipartitismo imperfetto", secondo la nota definizione del politologo Giorgio Galli. Che descriveva un Paese senza alternative, imperniato su due partiti: Dc e Pci, insieme ai loro alleati. Uno dei quali, il Pci, non poteva governare. Per i rapporti (storici) con l'Urss. Il muro di Berlino, che divideva i due blocchi in ambito internazionale, infatti, si riproduceva in Italia. Attraverso la Prima Repubblica, durata oltre quarant'anni. Un modello senza alternative, nonostante che Dc e Pci fossero "partiti di massa". Entrambi oltre il 30% di consensi, radicati nella società e sul territorio.

La caduta del muro di Berlino, nel 1989, però, contribuisce a sgretolare i "fondamenti" e le "fondamenta"dei due partiti "fondamentali". Anche in seguito agli scandali di Tangentopoli, nei primi anni Novanta. Che travolgono la Dc e i suoi alleati. Indeboliti, fra l'altro, dall'affermarsi delle Leghe regionaliste e dalla Lega Nord. Tuttavia, la divisione politica, segnata dal muro, confina gli eredi del Pci, divenuti Pds, alla guida di Achille Occhetto, al ruolo di opposizione. Come prima. Mentre dall'altra parte, Silvio Berlusconi scende in campo ed erige un nuovo muro. Il muro di Arcore. Con lo stesso schema geo-politico precedente. Da una parte, "noi", che riproponiamo la tradizione della Dc. Insieme alla Lega e i moderati. E le formazioni di Destra guidate da Gianfranco Fini. E "gli atri". Gli eredi della sinistra e del Pci, la Sinistra post-comunista. Un messaggio che funziona, visto che, alle elezioni politiche del 2008, le province dove è più forte il voto di Sinistra sono, in oltre il 70% dei casi, lestesse del 1953. Silvio Berlusconi impone, così, la Seconda Repubblica. Una "Repubblica personale", dove le persone vengono prima dei partiti. Dove i partiti (come ha suggerito di recente Mauro Calise) in-seguono le persone. E la comunicazione, i media, per prima la televisione, prendono il posto delle ideologie. Costruiscono le identità.

Un passaggio ulteriore, quasi una "Terza Repubblica", avviene all'inizio dello scorso decennio. Quando si afferma il M5S, inventato e fondato da Beppe Grillo. Da allora, alla televisione si affiancano i nuovi media. Il digitale. E la sfiducia prende il sopravvento sulla fiducia. In politica, prevale l'anti-politica. Dopo il muro di Arcore si e-leva il muro contro tutti i partiti.

Così, anche il partito di Berlusconi, divenuto Popolo delle Libertà, perde consensi in modo sensibile e visibile. Per ragioni non solo politiche, ma personali. In seguito agli scandali che ne oscurano l'immagine e la credibilità. E ne frenano i consensi, anche dopo il ritorno di FI. Che, a partire dal 2014, vede scendere i consensi al di sotto del 10%. Alle elezioni politiche del 2022, infatti, FI si ferma all'8%. E oggi è stimato appena sotto. La popolarità di Berlusconi, però, negli ultimi anni è risalita. Dopo la "riabilitazione penale", ottenuta nel 2018, la media della fiducia rilevata dai sondaggi di Demos per Repubblica nei suoi confronti è, infatti, cresciuta sensibilmente, fino ad attestarsi al 34%, nell'ultimo anno. E a maggio ha raggiunto il 39. I giudizi positivi, ovviamente, si osservano soprattutto fra gli elettori dei partiti di governo. Forza Italia, anzitutto, dove Berlusconi incontra un consenso quasi unanime. Ma è molto apprezzato anche dalla base della Lega e dei FdI. Risulta, invece, molto meno gradito a chi vota per il M5S e il Pd.

Si tratta di dati che, dopo la morte del Cavaliere, sono sicuramente cambiati. E rafforzati. Tuttavia, confermano la capacità di Berlusconi di rappresentare un punto di riferimento. Divisione. Da sempre e sempre. Oggi, dopo la fine del muro di Arcore, non ci resta che il muro tracciato da Giorgia Meloni. Che, però, sembra intenzionata ad andare oltre i muri. Per allargare il proprio spazio politico.

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