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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
IL PREMIERATO PIACE A UN ITALIANO SU DUE RESTA ALTA LA FIDUCIA NEL CAPO DELLO STATO
[La Repubblica, 15 dicembre 2023]

Sono tempi strani per la politica. A livello internazionale e nazionale. Non solo perché incombe la minaccia di guerre, vicine e lontane dai nostri confini. Ma perché si fanno strada progetti e proposte di cui non sono chiare le implicazioni e, prima ancora, il significato. In questo periodo, in particolare, si sente parlare di "premierato", un termine che richiama, soprattutto, l'allargamento dei poteri del "premier". Il "primo". Per questo motivo, evoca l'elezione diretta del capo del governo. Una procedura (e un rito) che garantisce legittimazione in ambito territoriale. Come già si osserva nelle Regioni e nei Comuni. Dove, comunque, l'elezione segue regole e limiti diversi. Nei Comuni, ad esempio, in base al numero di abitanti. Il "premierato", quindi, richiama, in qualche misura, il "presidenzialismo". Anche se, a livello internazionale, i casi di riferimento sono pochi.

Nel recente passato: Israele. Dove, però è stato abolito nel 2002. Mentre, se si considera il ruolo istituzionale, il caso più vicino è il "cancellierato", che vige in Germania. Dove, però, il capo del governo non è eletto direttamente dai cittadini. In Italia, comunque, secondo il sondaggio di LaPolis-Università di Urbino, in collaborazione con Demos (per il Rapporto "Gli Italiani e lo Stato", di prossima pubblicazione), la maggioranza assoluta dei cittadini appare orientata verso l'elezione diretta del capo del governo. Si tratta di una quota elevata: 55%. Sostanzialmente stabile negli ultimi mesi. Dunque, molto ampia, ma non "dominante". In caso di referendum, non tale da garantire un risultato certo.

Come ci rammenta il caso precedente, relativo al referendum per il superamento del "bicameralismo paritario". La consultazione si svolse nel 2016. Per iniziativa di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Al tempo, rispettivamente, premier e ministra alle riforme istituzionali. L'approvazione popolare, all'inizio dell'anno, appariva scontata. Vista la larga maggioranza di consensi prevista dai sondaggi. All'inizio dell'anno superiore al 60%. Ma il risultato fu molto diverso. Anzi: opposto. Visto che, in dicembre, si recarono alle urne oltre i due terzi degli elettori e quasi il 60% votò No.

Naturalmente gli orientamenti in merito al "premierato" appaiono molto diversi, se si valutano le preferenze di partito. Il massimo grado di consensi si rileva fra chi vota Centrodestra. Soprattutto a Destra. In particolare, per i FdI: 79%, quindi per la Lega (76%). E, in misura più ridotta, per Forza Italia: 62%. Tuttavia, è largamente favorevole a votare "direttamente" per il premier anche la base del M5S.Che, tuttavia, è sorto "fuori" dai tradizionali schieramenti. Intorno al "premier di un (non) partito": Beppe Grillo. Mentre, all'opposto, meno di un terzo tra gli elettori del Pd sostiene il premierato.

È difficile non ricondurre questi orientamenti a una "visione presidenzialista", che va oltre la figura del presidente del Consiglio. D'altra parte, un precedente sondaggio di Demos, condotto lo scorso mese di ottobre, aveva dimostrato come il 57% del campione fosse favorevole all'elezione diretta del presidente della Repubblica. La stessa percentuale osservata nel caso del presidente del Consiglio. La fiducia nel presidente Mattarella, d'altronde, risulta molto elevata: 67%. Ben superiore rispetto alla premier Giorgia Meloni. Almeno, da quanto emerge nel sondaggio condotto e pubblicato lo scorso settembre.

Peraltro, nella ricerca di LaPolis- Università di Urbino, il sostegno all'elezione diretta del Premier cresce fra chi ha meno fiducia verso il presidente della Repubblica. E viceversa. Perché, evidentemente, per chi si sente lontano dalle posizioni politiche del governo e del suo capo, il capo dello Stato agisce da garante. Contrappeso. Contropotere.

Questi orientamenti riflettono una domanda di personalizzazione, crescente ed evidente, da molti anni, in ambito politico. Anzitutto, nei partiti, che si sono personalizzati. Hanno, cioè, assunto il volto e l'identità del capo. Fino a divenire "partiti personali".

Ma la stessa tendenza ha interessato e coinvolto le istituzioni di governo. Le città e le regioni, come abbiamo detto. E, sempre di più, anche il governo. E lo Stato. Tanto più e soprattutto dopo la stagione delle paure, generata e sospinta dal Virus. E dalle guerre. Che hanno alimentato una domanda di "protezione" e "identificazione", interpretata dalle "persone" assai meglio che dalle "organizzazioni". Soprattutto, "politiche".

Così l'opinione pubblica tende a orientarsi non tanto in base a scelte di partito, ma sulle "persone".

E le preferenze si spostano da un soggetto all'altro. Cioè, da un presidente, un premier, insomma: da un leader all'altro. In altri termini, viviamo in una "democrazia del capo". Che potrebbe divenire...non troppo democratica.

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