demos & PI
contatti area riservata
RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE IL MONDO A NORDEST MONITOR ITALIA LE INDAGINI EUROPEE
Le mappe di Ilvo Diamanti
Speciale Elezioni 2014
Speciale Elezioni 2013
Speciale Elezioni 2010
Speciale Elezioni 2009
Speciale Elezioni 2008
In Veneto cresce il consenso di Zaia
(21 novembre 2018)
vedi »
La legge di Bilancio e l'Europa
(14 novembre 2018)
vedi »
Nord Est favorevole alla scuola pubblica
(7 novembre 2018)
vedi »
Atlante Politico - novembre 2018 - il Governo gialloverde e la legge di bilancio
(2 novembre 2018)
vedi »
SPECIALE ELEZIONI 2008 - LEGHISMO, FORZISMO E FORZALEGHISMO

Coordinate e geografia del voto politico e amministrativo 2008, attraverso le analisi post-elettorali condotte da Demos & Pi.
EQUILIBRI TERRITORIALI DEL VOTO DI CENTRODESTRA NEI COMUNI DEL NORD
[di Fabio Bordignon e Natascia Porcellato (vedi nota 1)]

Forzismo, leghismo o forzaleghismo? Qual è l'equilibrio fra le diverse anime del centrodestra nelle regioni settentrionali? In che misura le diverse componenti dell'attuale coalizione si alternano o si compenetrano nell'area del Nord "padano"? Si può parlare di una sorta di ripartizione del territorio, o, al contrario, di competizione fra Lega e altri partiti di centrodestra?
Viste dalla parte del partito di Bossi, le elezioni comprese fra il 1996 e il 2008 segnano una sorta di "ciclo". La parabola del voto leghista, infatti, inizia nel 1996 quando, correndo da sola, la Lega conosce la sua massima espansione. Successivamente, con il re-ingresso nell'area di centrodestra, vive un momento di appannamento (2001 e 2006), per poi segnare un nuovo, forte incremento il 13 e 14 aprile di quest'anno.
Nel Nord sembra esistere un'ampia area di sovrapposizione e competizione tra gli elettorati delle principali forze che compongono il centrodestra, nello specifico fra voto "verde" e voto "azzurro". Gli elettorati dei due partiti funzionano come "vasi comunicanti", in cui i cali dell'uno corrispondono ad un incremento dell'altro. Le analisi svolte da Demos, prendendo come base il risultato elettorale nei comuni (escluse - per ragioni di specificità politica - le province di Bolzano ed Aosta), sembrano supportare questa tesi: vediamole in sintesi.
1. Anche le elezioni del 2008 confermano il Nord come una delle zone più a destra d'Italia. In particolare, l'area lombardo-veneta sembra una roccaforte quasi inespugnabile per il centrosinistra: dei quasi 4700 comuni (su un totale di oltre 8000) in cui Berlusconi prevale su Veltroni, quasi il 60% si concentra nelle regioni del Nord padano, la cui mappa si colora di un blu indistinto. Questo risultato, inoltre, presenta una forte stabilità nel corso del tempo. Il peso delle forze di centrodestra, nel corso delle elezioni della Seconda repubblica, rimane in larga misura costante: fra il 1996 e 2008 oscilla fra il 53 e il 60%.
2. A cambiare sensibilmente è l'equilibrio interno alla coalizione di centrodestra, e ciò avviene, in particolare, in funzione delle diverse performance ottenute, nel tempo, dalla Lega. Fatti cento i voti dell'area conservatrice, il "peso" della componente leghista è pari al 38% nel 1996, si contrae al 17%, fra il 2001 e il 2006, per risalire oggi al 32%. In modo speculare, l'"elastico" tra i due elettorati è ben illustrato dalla quota di preferenze ottenute dal PdL (e, in precedenza dai suoi soci fondatori: Fi e An), che sale ai massimi livelli proprio nelle due consultazioni intermedie.
3. Se osserviamo l'evoluzione dell'insediamento territoriale leghista, fra le quattro tornate prese in esame, possiamo osservare come, al parziale svuotamento delle tradizionali zone verdi, fra il 2001 e il 2006, coincida una crescita del PdL in tutto il Nord. Le Politiche 2008, invece, segnano una ri-affermazione della Lega nelle zone di origine, con una accentuazione della sua caratterizzazione lombardo-veneta.
4. La relazione diventa ancora più evidente se concentriamo l'attenzione sul passaggio tra le ultime due tornate elettorali, utilizzando gli scarti per le due formazioni politiche. Se puntiamo l'attenzione sulle zone colorate in verde più scuro (in cui la Lega ha un incremento superiore al terzo quartile) osserviamo come essa tenda ad aumentare le proprie preferenze soprattutto nelle sue aree di tradizionale insediamento. Ma ancora più indicativo è osservare come la crescita della Lega si sovrapponga, in larghissima misura, alle perdite delle formazioni confluite nel PdL, indicate in viola scuro nella mappa. Infatti, il tasso di sovrapposizione fra le due aree è di circa 730 comuni su 1000, con un indice di correlazione fra le due grandezze molto elevato.
5. Se questa "geografia in movimento" mette in luce scambi significativi fra i due elettorati, abbiamo cercato di catturare in un'unica immagine l'evoluzione avvenuta fra il 1996 e il 2008, costruendo una tipologia (vedi nota 2) relativa all'equilibrio tra PDL e Lega nei comuni del Nord. Abbiamo così potuto individuare cinque grandi categorie di comuni:
- comuni stabilmente a prevalenza leghista: si tratta di poche unità - 71 su oltre 4000 municipi - in cui il partito di Bossi prevale costantemente sugli attuali alleati, o è sempre comunque competitivo;
- comuni leghisti "di ritorno": a supremazia leghista nel 1996, successivamente hanno subito l'espansione forzista (o di An), per tornare oggi a prevalenza leghista (o area di competizione/equilibrio fra le due componenti di centrodestra). Si tratta di un numero consistente di comuni - oltre 1150 - segnalati, nella mappa, dal verde più tenue;
- comuni neo-leghisti: dove la Lega ha conosciuto una crescita, diventando competitiva, solo alle ultime elezioni. Si tratta di un centinaio di comuni concentrati, perlopiù, a Verona: una provincia tradizionalmente "di destra", ma segnata oggi dall'espansione più evidente del voto leghista, anche grazie alla spinta offerta dal sindaco del capoluogo Flavio Tosi;
- comuni ex-leghisti: in cui la Lega è stata forte in passato (nel 1996), ma che poi sono stati progressivamente conquistati dal PdL, che prevale tuttora. Si concentrano soprattutto in Piemonte e nel Friuli;
- comuni stabilmente di destra: dove la Lega è tradizionalmente debole e in ruolo subalterno rispetto agli attuali alleati (quest'ultima classe tende ad includere anche i - pochi - comuni settentrionali in cui il centrosinistra è competitivo o prevalente rispetto alla coalizione avversaria).
Questa tipologia rende chiara e visibile l'esistenza di "più" Nord. In particolare, se da una parte osserviamo delle aree stabilmente in mano alla Lega e al PdL, la mappa evidenzia anche l'esistenza di ampie zone in cui il fluttuare del voto, tra il verde e l'azzurro, rende il mare del centrodestra piuttosto agitato. Ed è proprio questa competizione che potrebbe generare le maggiori difficoltà (sia a livello locale che nazionale) alla "coabitazione" sotto lo stesso tetto (berlusconiano).
NOTE

Nota 1: questo testo fornisce una sintesi dell'intervento tenuto in occasione del Workshop SISE (Società Italiana di Studi Elettorali) - Firenze, 14 maggio 2008.
Nota 2: per ciascuna delle 4 elezioni è stata considerata a) zona di prevalenza della Lega ciascun comune dove il partito prevalesse o risultasse comunque competitivo, essendo superato dal PdL con uno scarto inferiore ai 5 punti percentuali; b) zona di prevalenza del PdL (o An+Fi) ciascun comune dove la somma dei due partiti prevalesse di oltre 5 punti sulla Lega Nord.
home  |  obiettivi  |  organizzazione  |  approfondimenti  |  rete demos & PI  |  partner  |  privacy step srl  ::  p. iva 02340540240