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OSSERVATORIO SUL NORD EST - NORD EST - LE BUGIE POSSONO ESSERE UTILI

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
NORD EST: LE BUGIE POSSONO ESSERE UTILI
[di Natascia Porcellato]

Mentire? Non è bello, forse. Ma può servire. È intorno a questa soglia, insieme morale e pratica, che sembra collocarsi oggi l’atteggiamento dei nordestini verso la bugia. Le analisi di Demos per l’Osservatorio sul Nord Est mostrano un rapporto pragmatico con la menzogna: non celebrata, non nobilitata, ma riconosciuta come uno strumento che, in alcune circostanze, può avere una funzione. Secondo il 55%, infatti, mentire è “utile in certi casi”: era il 48% nel 2011. In 15 anni, dunque, cresce l’idea di una bugia di situazione, non necessariamente rivendicata, ma ammessa come possibile risorsa nei rapporti sociali. Al tempo stesso, aumenta leggermente anche chi la vive come “una fatica”: oggi il 21%, contro il 19% rilevato in passato. La menzogna, quindi, non appare soltanto come calcolo o convenienza, ma anche come esercizio faticoso di gestione della relazione. Più contenute le altre definizioni. Il 13% considera mentire “uno stile di vita”, quota in leggero calo rispetto al 15% del 2011. Il 9% parla di “necessità”, sostanzialmente stabile rispetto all’8% di quindici anni fa. Ma il cambiamento più evidente riguarda l’immagine della bugia come “arte”: nel 2011 la sceglieva il 10% degli intervistati, oggi appena il 3%. È come se la menzogna avesse perso il suo lato più seduttivo, più brillante, forse anche più compiaciuto. Rimane nella vita quotidiana, ma meno come abilità e più come soluzione, ripiego, difesa.

Anche le motivazioni attribuite al mentire confermano questa trasformazione. Secondo il 24% dei nordestini si mente soprattutto per interesse: è ancora la risposta più indicata, ma in leggera diminuzione rispetto al 27% del 2011. Subito dopo, però, emergono due giustificazioni che raccontano un clima mutato. Il 21%, infatti, indica la paura, e una quota analoga parla di disonestà (rispettivamente, +8 e +4 punti percentuali rispetto al 2011). Restano più indietro la vigliaccheria, al 13%, e la furbizia, che scende dal 16% del 2011 all’attuale 10%. Residuali, invece, le ragioni più “benevole”: si mente per pietà secondo il 6%, per amore secondo il 5%, dato quest’ultimo in calo rispetto al 9% del passato.

Ma a chi mentono i nordestini con maggiore frequenza? La maggioranza (51%) afferma di mentire soprattutto agli sconosciuti; rispetto al 2011, quando la stessa componente si fermava al 36%, il saldo è positivo di 15 punti percentuali. La bugia sembra dunque spostarsi verso relazioni più deboli e meno coinvolgenti. Più contenute, e in alcuni casi in discesa, le bugie nelle relazioni più prossime. Al partner o coniuge dice di mentire soprattutto il 10% degli intervistati, una quota solo lievemente superiore a quella del 2011. Rimane stabile anche il dato relativo ai colleghi o compagni di scuola, indicati dal 9%. Si riduce invece il peso delle bugie nei legami familiari e amicali: il 18% dichiara di mentire soprattutto agli altri familiari, contro il 26% del 2011, mentre la quota di chi lo fa agli amici si dimezza, passando dal 13% di quindici anni fa all’attuale 7%.

Nel complesso, i nordestini non assolvono la bugia, ma la normalizzano, guardandola con meno indulgenza estetica e con più realismo sociale. Meno arte, meno amore, meno furbizia. Più utilità, più paura, più distanza.




NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto tra il 5 e il 10 maggio 2026 e le interviste sono state realizzate con tecnica CAWI da Demetra. Il campione, di 1.000 persone (rifiuti: 232; sostituzioni: 2542), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 18 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per provincia (distinguendo tra comuni capoluogo e non), sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3,1%) ed è stato ponderato, oltre che per le variabili di campionamento, in base al titolo di studio.
I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100. I dati del 2011 sono stati ricalcolati sui soli maggiorenni e al netto di quanti non hanno risposto ai quesiti.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Paolo Bonanomi ha svolto la supervisione della rilevazione effettuata da Demetra.
L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.

Documento completo su www.agcom.it

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