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SPECIALE ELEZIONI 2008 - L'ITALIA A COLORI

Coordinate e geografia del voto politico e amministrativo 2008, attraverso le analisi post-elettorali condotte da Demos & Pi.
L'AREA DI CENTRO-DESTRA
[di Natascia Porcellato]

Consideriamo in questa sezione il risultato del voto del 13-14 aprile 2008 ottenuto dai principali partiti che afferiscono all'area di centrodestra.
Per questo, ci occuperemo innanzitutto del Popolo della Libertà, della Lega Nord e dell'MpA. Poi considereremo la geografia elettorale del candidato premier Silvio Berlusconi, cercando di comprendere quali siano i suoi punti di forza e di debolezza nella penisola italiana. Dopo aver completato i partiti maggiori attraverso l'analisi del risultato dell'UdC, vedremo congiuntamente tutte le forze che abbiamo attribuito all'area conservatrice, considerando quindi anche quelle che hanno ottenuto minori consensi come la lista Pro Life, Forza Nuova o la Destra.
L'analisi comprenderà sempre una visione dello status quo, ovvero del risultato alle politiche 2008, e un confronto con il risultato ottenuto nel 2006 dalle medesime forze, dove possibile, o dalle forze che possiamo ricondurre a quelle presenti oggi in parlamento (o sulla scheda elettorale).

Il Popolo della Libertà. Una delle novità relative all'offerta elettorale delle politiche 2008 è individuabile nella "creatura" di Fini e Berlusconi: il Popolo della Libertà. Nato dall'unione di Alleanza Nazionale e Forza Italia, il PdL, con i 13 milioni di voti raccolti, pari al 37% dei voti validi, è il primo partito italiano. Considerando la mappa relativa all'insediamento territoriale, possiamo osservare come si tratti un partito prevalentemente "meridionale". Le province che si collocano sopra il terzo quartile, infatti, sono tutte del Centro-Sud. Il confronto con la tornata elettorale precedente ci aiuta a capire cosa sia successo in questi due anni (per il 2006 considereremo il risultato congiunto di Forza Italia, Alleanza Nazionale e dei partiti minori confluiti nel PdL). Le maggiori perdite il PdL le registra proprio nel Nord (la provincia in cui perde di più è Verona, dove cede 13 punti percentuali, ma anche a Vicenza il saldo è negativo di undici punti) e, come vedremo successivamente, queste sono proprio le zone in cui la Lega incrementa maggiormente i propri voti. Specularmente, nel Sud si concentrano gli scarti positivi. Si distingue la crescita delle province della Campania, della Calabria, della Sardegna e della Sicilia.
La Lega Nord. Il partito di Umberto Bossi ha conosciuto una grande crescita in queste elezioni politiche. Con l'8% dei voti validi, raddoppia il risultato ottenuto solo due anni fa e riporta la forza del Nord ai livelli toccati a metà degli anni '90. Precisiamo che la Lega era presente nei collegi del Centro Nord e quindi le nostre analisi saranno relative a queste province. Le province che si collocano sopra il terzo quartile sono quelle in cui la Lega Nord ottiene i risultati migliori. Sono le province della "pedemontania", l'area dell'urbanizzazione diffusa e della piccola impresa che parte da Cuneo (20%) per arrivare a Treviso (31%), passando per Sondrio (36%), Brescia (27%), Bergamo e Vicenza (in entrambe, il 31%). La forza leghista, in altre parole, è nel Nord. Poi si indebolisce in Emilia Romagna e non riesce a penetrare in Toscana e Marche (dove ottiene meno del 3% dei consensi). Il confronto con il 2006 chiarisce da dove viene il risultato per certi versi clamoroso della Lega Nord. È infatti sempre nelle province del Nord Est che possiamo individuare la crescita più consistente: +19 punti percentuali a Verona, +17 a Treviso, +16 a Vicenza, Padova e Belluno. Anche in Lombardia e Piemonte possiamo individuare delle aree, già tradizionalmente legate al movimento autonomista, in cui la Lega consegue una crescita molto forte. Parliamo di Sondrio (+16), Bergamo (+13), Brescia (+11), per la Lombardia, mentre in Piemonte gli incrementi maggiori sono riscontrabili nelle province di Vercelli (+12) e Verbano-Cusio-Ossola (+10).
Lega Nord, Forza Italia, Alleanza Nazionale: il trend. Consideriamo ora per queste forze politiche l'andamento nel tempo e tra le diverse macroaree che abbiamo individuato in Italia. Il primo dato che possiamo riportare in modo sicuro è il cambiamento di equilibri tra i partiti appartenenti alla medesima coalizione nel corso delle consultazioni politiche che si sono succedute negli ultimi 15 anni.
Il dato che maggiormente si ripresenta è la maggiore meridionalizzazione del voto per il PdL. Questa tendenza, tuttavia, risulta maggiormente evidente proprio quando la Lega Nord ottiene percentuali importanti. Se guardiamo, per esempio, al 1996 (quando la Lega Nord non era alleata con il centrodestra di Berlusconi), osserviamo come Forza Italia e Alleanza Nazionale fossero in relativa difficoltà nel Nord, mentre nel Sud riuscivano a raccogliere larghi consensi. Nel 2001 (ma lo stesso discorso potrebbe valere anche per il 2006), invece, pur conservando la propria forza nell'area meridionale dell'Italia, i partiti di Berlusconi e Fini non soffrono troppo la concorrenza della Lega nel Nord del paese. Nel 2008 ritroviamo una situazione che avevamo in parte visto dodici anni prima: la Lega riesce a imporsi nel Nord, e in particolare nel Nord Est, sottraendo voti proprio ai suoi stessi alleati, che infatti intercettano meno consensi.
Il Movimento per l'Autonomia. La forza politica di Lombardo ottiene, a livello nazionale, l'1%, ma nel Sud e nelle Isole arriva a superare il 3% (ricordiamo che MpA e Lega Nord si sono "divise" la presenza nelle diverse circoscrizioni e, dove era presente una, non c'era l'altra). E' in particolare la Sicilia a costituire il bacino privilegiato di voti per il MpA: Catania (14%), Caltanissetta (11%) ed Enna (9%) sono le province in cui il partito del neo-governatore della regione ottiene i migliori risultati. Rispetto al 2006 (in cui, è bene ricordarlo, l'MpA presentava liste comuni con la Lega), osserviamo un ulteriore incremento in Sicilia e un allargamento in altre province del Sud continentale. Ad esempio Campobasso (+6), Taranto (+5) e Reggio Calabria (+4). Il partito di Lombardo, tuttavia, ha le difficoltà maggiori per la propria espansione proprio dalla presenza di Berlusconi e del PdL. Infatti, se osserviamo insieme le due mappe relative al 2008, notiamo come il bacino elettorale territoriale delle due forze sia in larga parte coincidente. Dato che non può essere ignorato quando valutiamo incrementi e perdite.
Il vincitore Silvio Berlusconi. Consideriamo ora in modo congiunto i risultati di tutti i partiti che hanno sostenuto Berlusconi. Come se questa (e la passata) tornata elettorale fosse stata un'elezione diretta. Qui diventa chiaro quello che abbiamo intravisto precedentemente, trattando separatamente i risultati dei diversi partiti. Berlusconi deve la sua vittoria a due aree: il Nord e il Sud. Nel Nord, soprattutto per il risultato della Lega Nord; nel Sud, grazie al risultato del Popolo della Libertà e, in parte, al Movimento per l'Autonomia. Questa dicotomia è resa chiara in modo eccellente proprio dalle prime due province: Catania e Sondrio, dove la coalizione guidata da Berlusconi ottiene la medesima percentuale (64%). Rispetto al 2006, poi, vediamo come si confermi quanto già intuito precedentemente: Berlusconi aumenta il proprio bacino elettorale soprattutto nel Nord Est e nel Sud (tirrenico e insulare).
Unione di Centro. Completiamo ora il quadro delle principali forze afferenti all'area di centrodestra con l'Unione di Centro. Il partito che sosteneva Casini, nato dall'incontro dell'Udc con i propri dissidenti e con altre personalità dell'area cattolica come Savino Pezzotta, in questa tornata elettorale non ha accettato di entrare nel Popolo della Libertà e quindi si è presentato autonomamente, ottenendo il 5% dei voti validi (-1 punto percentuale rispetto al 2006). La geografia del voto per l'UdC ricalca quella dell'Unione dei democratici cristiani: il Sud rimane il bacino principale. Agrigento e Avellino (entrambe 14%), Ragusa e Palermo (entrambe 12%) sono le province in cui la forza centrista conquista il maggior numero di voti. Il confronto con il 2006 (per il quale abbiamo considerato i soli voti dell'Unione dei democratici cristiani, dato che la Rosa Bianca non ha mai partecipato a competizioni elettorali) mostra chiaramente come il maggior incremento sia da individuarsi proprio nel Sud, con la provincia di Cosenza capofila (+9).
L'area di Centrodestra. Consideriamo ora l'intera area di centrodestra, senza considerare come in questa tornata elettorale si sia configurata l'offerta politica. Abbiamo per questo incluso, oltre alle forze che sostenevano Berlusconi (PdL, Lega Nord, MpA), l'UdC, la Destra, la lista Pro Life, Forza Nuova. Le aree in cui il voto conservatore è maggiormente presente sono la Sicilia e il Nord padano. Potremmo dire che queste zone, in cui il centrodestra è più forte, sono anche quelle in cui sono più presenti e ottengono i maggiori successi le forze regionaliste, la Lega Nord e l'MpA. Il confronto con il 2006 chiarisce alcuni punti. Mentre nel Nord sembra esserci stato un passaggio interno di voti, tra PdL e Lega Nord, e nel centro persiste una impermeabilità al voto di centrodestra, è nel Sud e nelle isole che dobbiamo registrare il maggior incremento. Sicilia, Campania, Calabria e parte della Puglia, infatti, sono le zone in cui, negli ultimi due anni, l'area di centrodestra ha incrementato il proprio bacino elettorale in modo consistente, fino al +16 fatto segnare dalla provincia di Avellino.
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