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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST E LA CITTADINANZA AI NATI IN ITALIA.

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
NORDEST: IL 69% RITIENE ITALIANI I FIGLI DEGLI STRANIERI NATI QUI
[di Natascia Porcellato]

Italiano chi? L'Osservatorio sul Nord Est, curato da Demos per Il Gazzettino, si occupa oggi di chi possiamo considerare italiani. A ritenere italiani i figli degli immigrati nati in Italia è il 69% dei nordestini, mentre il 58% considera connazionali anche gli immigrati regolari che vivono in Italia. Meno di uno su due (49%) ritiene siano italiani i figli degli emigranti nati all'estero e residenti all'estero.

La legge sulla cittadinanza in vigore in Italia è basata sul «diritto di sangue» e, in linea generale, prevede che siano italiani i figli di italiani. Gli stranieri possono diventare italiani o sposando un italiano o attraverso la naturalizzazione (che possono chiedere dopo 10 anni di residenza ininterrotta in Italia). I figli degli immigrati nati in Italia, invece, possono fare domanda al compimento del 18° anno e devono dimostrare di aver vissuto nel Paese fino ad allora. Procedure lunghe e complesse, dunque. A fronte dello spirito espresso dalla legge, possiamo dire che nel Nord Est c'è un orientamento diverso, che tende a privilegiare i "nuovi italiani" rispetto a chi, di italiano, può vantare soprattutto, se non solo, l'origine.
Sono quasi 7 nordestini su dieci, infatti, a ritenere italiani i figli di immigrati nati in Italia, mentre gli immigrati regolari che vivono nel nostro paese sono considerati connazionali dal 58%. Meno di un nordestino su due (49%), invece, giudica italiani i figli di emigranti italiani nati e residenti all'estero.

Chi mostra l'apertura più ampia? I nordestini che ritengono italiani i figli degli immigrati nati in Italia costituiscono la maggioranza in (quasi) tutti i settori sociali considerati, e un sostegno simile lo ritroviamo anche per gli immigrati che vivono nel Paese. Guardando alle sensibilità espresse dalle diverse classi d'età, vediamo come siano giovani (15-24 anni) e anziani (65 anni e più) a mostrare il più ampio consenso nel riconoscimento della cittadinanza italiana a tutte e tre le categorie considerate. Quanti hanno tra i 25 e i 34 anni mostrano una apertura più consistente verso gli immigrati e i loro figli, e meno disponibilità verso i discendenti di italiani che vivono all'estero.

È tra coloro che sono in possesso di un diploma o una laurea, invece, ad essere maggiormente presente l'apertura verso gli immigrati. Dall'altra parte, i figli di emigranti italiani che vivono all'estero sono considerati connazionali soprattutto da quanti hanno un basso livello di istruzione.

Guardando al fattore socio-professionale, poi, vediamo come siano pensionati e impiegati a mostrare l'apertura più ampia verso i figli di emigranti italiani che vivono all'estero. Sempre impiegati e pensionati, inoltre, mostrano una sensibilità superiore alla media verso i figli di immigrati nati in Italia, ma a loro si uniscono liberi professionisti e studenti. Gli immigrati regolari che vivono nel Paese, invece, sono considerati italiani soprattutto da liberi professionisti, studenti e pensionati.

Se consideriamo l'influenza della politica, infine, vediamo che gli elettori di Sel sostengono soprattutto «l'italianità» degli immigrati (siano essi giunti in Italia o nati qui da genitori stranieri), mentre quelli di Pd, Idv e Udc considerano connazionali anche i figli di emigranti italiani. I simpatizzanti del Mov. 5 Stelle, poi, considerano italiani soprattutto i figli di immigrati nati in Italia e quelli di migranti italiani nati e residenti all'estero. Segnaliamo, poi, come gli elettori di Pdl e Lega Nord siano quelli più restii sull'argomento. Tuttavia, rileviamo che la maggioranza dei simpatizzanti del Pdl considera italiani i figli di immigrati nati in Italia, mentre la maggioranza dei leghisti considera italiani gli immigrati regolari che vivono nel Paese.

NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 6-8 febbraio 2012 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) da Demetra. Il campione, di 1039 persone (rifiuti/sostituzioni: 2828), è statisticamente rappresentativo della popolazione, con 15 anni e più, in possesso di telefono fisso, residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3,03%). I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Fabio Turato, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Beatrice Bartoli ha svolto la supervisione dell'indagine CATI. Lorenzo Bernardi ha fornito consulenza sugli aspetti metodologici. L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.it.
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