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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST E LA DISCRIMINAZIONE DELLE DONNE

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
A NORD EST SICURI SEI SU DIECI: LE DONNE SONO DISCRIMINATE
[di Natascia Porcellato]

«Ma chi vi ha convinte che battersi per la propria dignità, direi sopravvivenza, conta sempre meno di qualsiasi altra battaglia?». Così si chiedeva Lorella Zanardo in un post del suo blog "Il Corpo delle Donne". Eppure, in questo campo, sembra esserci ancora tanta, troppa strada da fare. L'Osservatorio sul Nord Est, curato da Demos per Il Gazzettino, si occupa oggi della questione della discriminazione femminile. Quasi il 58% dei nordestini si dichiara moltissimo o molto d'accordo con l'affermazione: "In Italia è molto difficile per le donne raggiungere posizioni di potere nel lavoro e nella politica perché sono discriminate".

Secondo i dati del Global Gender Gap Report 2011 (classifica del World Economic Forum -WEF- sulla disparità di opportunità tra uomini e donne), l'Italia è ferma allo stesso posto del 2010: 74° su 135 Paesi. Guardando ai diversi settori, vediamo che è la distanza nella partecipazione alla vita economica quella più grave (90° posto), mentre un po' meno svantaggiosi appaiono gli esiti per il potere in politica (55°) e i risultati nell'istruzione (48°). Poco sembra essere cambiato nelle statistiche, dunque. E per l'opinione pubblica? Quanto i nordestini sono coscienti di questo stato delle cose?

La discriminazione che frena la carriera delle donne appare una consapevolezza piuttosto diffusa: il 58% degli intervistati ritiene che "In Italia è molto difficile per le donne raggiungere posizioni di potere nel lavoro e nella politica perché sono discriminate". Inoltre, come per il WEF, anche per i nordestini non sembra essere cambiata la situazione: la quota, infatti, appare sostanzialmente identica a quella dell'anno scorso. Tra le donne, però, questa consapevolezza appare più diffusa (64%), mentre gli uomini sembrano meno propensi ad ammetterla (52%).

Interessante, inoltre, è vedere come cambiano gli orientamenti di uomini e donne nelle diverse età. Il primo dato di cui tenere conto è che tra le donne, di qualsiasi età siano, questa coscienza appare maggiormente diffusa rispetto ai propri coetanei. Alcune particolarità, però, possono essere rintracciate. Se nella categoria degli adulti (45-54 anni) una consapevolezza simile sembra avvicinare, quasi accomunare uomini e donne, è tra i più giovani che le distanze tra i generi si fanno notevoli. Tra le donne con meno di 25 anni, infatti, è circa il 55% a sostenere la discriminazione femminile nel lavoro e in politica; tra i loro coetanei, però, la quota scende al 32%. Una distanza molto ampia divide anche le persone che hanno oltre 65 anni: in questa fascia d'età, le donne tendono a mostrare la maggiore consapevolezza (70%), mentre gli uomini hanno un atteggiamento meno aperto (50%).

Consideriamo, poi, l'influenza della condizione socio-professionale insieme al genere. Gli uomini maggiormente disposti a riconoscere la discriminazione delle donne sono i pensionati (55%), mentre i lavoratori, così come i disoccupati, si attestano intorno alla media (52%). Tra le donne, invece, le più sensibili sono pensionate (70%) o lavoratrici (68%), mentre appaiono meno coscienti disoccupate (61%) e casalinghe (58%).

Curioso, infine, come sia tra studenti (41%) e studentesse (54%), ossia coloro che sono tra i banchi di scuola o le aule universitarie, che si raggiungono i livelli più contenuti di percezione di discriminazione femminile. Sarà che, almeno a scuola, le valutazioni sono basate su capacità e impegno. E premiano le donne. Perché se è vero che, come mostrano i dati Almalaurea, le donne si laureano prima e meglio degli uomini, c'è da chiedersi come questo Paese possa ancora permettersi questo tipo di discriminazioni in politica e sul lavoro.

NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 6-8 febbraio 2012 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) da Demetra. Il campione, di 1039 persone (rifiuti/sostituzioni: 2828), è statisticamente rappresentativo della popolazione, con 15 anni e più, in possesso di telefono fisso, residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3,03%). I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Fabio Turato, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Beatrice Bartoli ha svolto la supervisione dell'indagine CATI. Lorenzo Bernardi ha fornito consulenza sugli aspetti metodologici. L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.it.

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