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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST E LA CHIRURGIA ESTETICA

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
ADESSO È PIOMBATA IN CRISI ANCHE LA CORSA AL RITOCCHINO
[di Natascia Porcellato]

La «bellezza costruita»? Sempre meno compresa. Sembra essere questa l'indicazione principale che emerge dai dati raccolti da Demos per Il Gazzettino e pubblicati oggi all'interno dell'Osservatorio sul Nord Est. Nel corso dell'ultima rilevazione, infatti, era poco meno di un nordestino su cinque ad essere moltissimo o molto d'accordo con l'idea che "È giusto che una persona, se desidera modificare l'aspetto del proprio corpo, ricorra alla chirurgia". Rispetto ad un anno fa, quando era il 26% a mostrare lo stesso orientamento, la diminuzione è di 6 punti percentuali; se guardiamo al 2002, però, il calo sfiora i 18 punti percentuali.

Recentemente, in Italia è entrata in vigore parte della normativa che pone nuove linee-guida per la chirurgia estetica (L. 86 del 05.06.2012). Elenco degli specialisti autorizzati ad operare, registri degli impianti delle protesi mammarie, divieto di intervento sui minori: sono tanti e diversi i fronti su cui interviene questa legge. Una particolare attenzione, però, sembra essere riservata agli interventi che più interessano le donne: quelli al seno. D'altra parte, il fenomeno delle protesi mammarie appare di dimensioni importanti: in Italia ogni anno si contano circa 80-85mila impianti. Tre interventi su dieci sono ricostruzioni conseguenti ad un intervento (ad esempio, dopo la rimozione di un tumore alla mammella), mentre i rimanenti sette sono riconducibili a ragioni estetiche (dati Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica - Sicpre). Come si pone l'opinione pubblica nordestina di fronte al tema degli interventi di chirurgia estetica?

In Veneto, Friuli-Venezia Giulia e nella provincia autonoma di Trento, l'appeal dell'intervento estetico sembra essere in calo. Oggi, è un rispondente su cinque a ritenere giusto che una persona ricorra alla chirurgia per modificare il proprio aspetto. Guardando alla serie storica, possiamo identificare due fasi: la prima, tra il 2002 e il 2007, in cui l'apprezzamento verso questa posizione scende lentamente dal 37% al 28%. Un improvviso aumento, invece, è stato rilevato nel 2008, quando il consenso intorno al "ritocchino" è salito al 41%. Da quel momento, però, ricomincia una lenta discesa: 33% nel 2009, 26% l'anno successivo, fino all'attuale minimo storico: 20%.

Chi mostra maggiore consenso verso l'uso del bisturi per ragioni estetiche? Sono soprattutto le persone in possesso di un alto livello di istruzione a giudicare ammissibile modificare il proprio corpo chirurgicamente, mentre dal punto di vista socio-professionale troviamo su questa posizione una presenza superiore alla media di impiegati, liberi professionisti, studenti e disoccupati.
In generale, tra uomini e donne non ravvisiamo particolari distinguo, mentre guardando alle classi d'età emerge come siano soprattutto i giovani under-34 e gli adulti (55-64 anni) a mostrare maggiore comprensione per gli interventi di chirurgia estetica.

Se consideriamo le due variabili -età e genere- insieme, però, vediamo come sia possibile individuare delle tendenze diverse e interessanti. Sono le donne giovani e adulte (fino ai 44 anni) a mostrare un favore superiore alla media verso gli interventi di estetica, mentre superata la soglia dei 45 anni appare meno diffusa la popolarità di questa idea. Differente, invece, la tendenza osservata tra gli uomini: gli interventi di chirurgia estetica sono giustificati soprattutto da giovani (25 e i 34 anni) e adulti (55-64 anni), mentre i livelli minimi di consenso si raggiungono tra quanti hanno tra i 35 e i 44 anni e gli over-65.

NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 31 maggio-4 giugno 2012 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) da Demetra. Il campione, di 1008 persone (rifiuti/sostituzioni: 3615), è statisticamente rappresentativo della popolazione, con 15 anni e più, in possesso di telefono fisso, residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3,08%). I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Fabio Turato, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Mauro Vullo ha svolto la supervisione dell'indagine CATI. Lorenzo Bernardi ha fornito consulenza sugli aspetti metodologici. L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.it.

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