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RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO - RAPPORTO 2020 (23)

Rapporto annuale sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti delle istituzioni e della politica, realizzato su incarico del Gruppo L'Espresso.
XXIII RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO


1. I cittadini, le istituzioni e i servizi
NEL NORD EST IL PUNTO DI RIFERIMENTO SONO I COMUNI E LE REGIONI
[di Ludovico Gardani e Natascia Porcellato]

Il virus segna un confine: tra un "prima", che non riavremo, e un "dopo", da costruire. Oggi, nel mezzo della pandemia, gli italiani si stringono alle istituzioni: rispetto al 2019, l'ultimo anno prima del Covid-19, assistiamo a un assestamento o una crescita del consenso. Osserviamo, però, come siano soprattutto Comune, Regione, Stato e Parlamento a beneficiarne, con saldi che variano tra +5 e +11 punti percentuali.

Questo aumento, tuttavia, non corrisponde a una distribuzione omogenea sul territorio nazionale: la fiducia in Comune, Regione, Stato e Parlamento appare più forte nel Nord Ovest e nel Centro. Il Nord Est, invece, mostra un attaccamento più spiccato a Comuni (55%) e Regioni (49%), lasciando Stato (27%) e Parlamento (16%) al di sotto della media nazionale; se a questo quadro aggiungiamo che le Forze dell'Ordine si fermano al 61%, sullo sfondo possiamo vedere allungarsi l'ombra lunga dell'autonomia, già in essere o richiesta.

La crescita della fiducia verso Regioni e Comuni sembra trovare conforto anche dalla soddisfazione espressa per i servizi: gli unici che ottengono un segno positivo rispetto al 2019, infatti, sono l'assistenza sanitaria pubblica, che è di competenza regionale (+6), e i servizi comunali di raccolta rifiuti e manutenzione stradale (entrambi +3).

In questo ultimo anno, ampiamente caratterizzato dall'emergenza, sembra che gli italiani si siano (ri)avvicinati alle istituzioni, locali e nazionali. A riunire più di tutte, però, e non per caso, sono Protezione Civile e Scienziati: la riserva di fiducia verso di loro raggiunge il 75%. Tra chi è preoccupato per il Covid-19, il consenso tende ad allargarsi ulteriormente, raggiungendo il 78-79%; chi invece manifesta più indifferenza appare anche più distaccato da Scienziati (52%) e Protezione Civile (49%).

Il motore di questo cambiamento non è politico né anti-politico È dettato dal sentimento di incertezza che si è diffuso rapidamente nel corso del 2020 dopo l'irruzione del Covid A guidare la graduatoria del consenso i soggetti che meglio interpretano il nostro tempo: scienziati e Protezione civile Ai virologi si guarda come ai magistrati ai tempi di Tangentopoli






2. La partecipazione al tempo del Covid
CON LE RESTRIZIONI CALA L 'IMPEGNO SOCIALE LA PASSIONE POLITICA SI MANIFESTA ONLINE
[di Luigi Ceccarini e Martina Di Pierdomenico]

La pandemia ha scosso la società e la politica, compresa la partecipazione. Tutti, o quasi, gli indicatori di impegno, rispetto ad un anno fa, registrano un minore attivismo dei cittadini.

Questo non significa che non vi siano state azioni collettive che hanno coinvolto la comunità. La fase dell'«andrà tutto bene», il canto dell'inno nazionale dai balconi hanno certamente unito emotivamente gli italiani nella fase più buia del lockdown. Ma è cosa diversa dal coinvolgimento "contro" di cui si discuteva nella scorsa edizione dell'Osservatorio Gli Italiani e lo Stato . Espresso dalle Sardine e Greta, in primo luogo. Così, si è comprensibilmente registrata la riduzione della partecipazione rispetto al passato.

Del resto, la partecipazione avviene nello spazio pubblico. La restrizione delle libertà dovuta al Covid-19 ha limitato le manifestazioni politiche e di partito (15%, -5 punti), la protesta (13%, -10). Inoltre: le iniziative legate alla città, al quartiere (34%, -4), al territorio e ambiente (35%, -7). Così come il volontariato: 36%, -8. Le stesse forme legate al consumo critico hanno perduto "partecipanti": il boicottaggio di prodotti dal 26 al 21%, l'acquisto responsabile dal 50 al 44%.
Vi è tuttavia una modalità di coinvolgimento che non pare aver risentito di questa tendenza. Riguarda quelle iniziative che passano attraverso Internet. Si osserva, infatti, una lieve, ma, visto il trend generale, significativa crescita delle discussioni su questioni politiche in Rete (32%, +2). E la raccolta di firme sebbene in calo nell'assieme (34%, -3), vede la crescita dal 19 al 26% delle petizioni online (+7), a differenza di quelle tradizionali (6%: -8).

La formula ibrida, che prevede di partecipare a manifestazioni di piazza, flashmob, sit-in o proteste dopo avere visto o ricevuto un invito nei social o via WhatsApp (14%, -6), conferma il quadro emerso. È un calo che sottolinea l'intreccio tra partecipazione on e offline. Un pendolo che momentaneamente appare più spostato sul fronte digitale, casalingo e via smartphone. Ma tornerà ad oscillare verso altri luoghi dell'impegno, Covid-19 permettendo.





3. Democrazia: tra sicurezza e libertà
PARTITI SEMPRE MENO NECESSARI MA C'È ANCORA VOGLIA DI DEMOCRAZIA
[di Fabio Bordignon e Alice Securo]

In un 2020 piegato dalla pandemia, la democrazia sembra invece godere di discreta salute. Il 46% degli intervistati per l'ultimo rapporto Gli Italiani e lo Stato si dichiara soddisfatto del suo funzionamento. Nell'anno in cui paiono saltati diversi rituali di partecipazione alla cosa pubblica, come si spiega questo risultato? Effetto del virus, che raccoglie i cittadini attorno alle istituzioni. E, per garantire il diritto collettivo alla salute, li spinge ad accettare limitazioni nell'esercizio di altri diritti. A rinunciare alla pratica della democrazia, per salvaguardarne lo spirito e l'identità.

Una tendenza legata, però, alla situazione contingente. In base all'andamento dell'emergenza sanitaria, cambia la disponibilità a subire limitazioni. A marzo, oltre nove persone su dieci trovavano lecite le restrizioni alle libertà imposte dallo Stato; col calare della curva dei contagi, tuttavia, sempre più cittadini si sono allontanati da questa posizione, per tornare sui propri passi con l'arrivo della seconda ondata. Oggi, il 68% si trova d'accordo con la necessità di comprimere alcuni diritti.

Allo stesso modo, si mantiene pressoché inalterata rispetto agli anni precedenti la richiesta di un leader politico forte (59%). Una domanda che nel 2020, però, si associa alla preoccupazione per il coronavirus. E allontana i leader dai partiti (tradizionali), sempre più percepiti come non necessari al governo democratico (48%). Sono soprattutto gli under- 45 (e i trentenni in particolare) a far pesare questa diffidenza.

Eppure, oltre sette persone su dieci continuano a sostenere quella attuale come la migliore forma di governo. Mai così tante negli ultimi sette anni. Nonostante le restrizioni, le preoccupazioni economiche, la contrazione degli spostamenti... Democrazia, nonostante tutto.

I vincoli dettati da distanziamento e isolamento stanno producendo una società più indebolita Si guarda con speranza ai servizi pubblici, soprattutto alla Sanità Per garantire il diritto collettivo alla salute si è disposti ad accettare limitazioni all'esercizio di altri diritti anteponendo lo spirito e l'identità democratica alla sua pratica







NOTA INFORMATIVA
Il Rapporto su Gli Italiani e lo Stato, giunto alla XXIII edizione, è realizzato da Demos & Pi per La Repubblica. La rilevazione è stata condotta da Demetra con metodo MIXED MODE (Cati - Cami - Cawi).
Periodo 7 - 10 dicembre 2020. Il campione (N=1.002, rifiuti/sostituzioni/inviti: 9.995) è rappresentativo della popolazione italiana con 18 anni e oltre, per genere, età, titolo di studio e area (margine di errore 3.1%).
L'indagine è stata diretta, in tutte le sue fasi, da Ilvo Diamanti. Luigi Ceccarini, Fabio Bordignon, Martina Di Pierdomenico, Ludovico Gardani, Natascia Porcellato e Alice Securo hanno curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati.
I dati sono arrotondati all'unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.

Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it


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