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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST E IL DIALETTO

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
IL DIALETTO RESISTE IN FAMIGLIA E TRA AMICI, MENO AL LAVORO
[di Natascia Porcellato]

Nel 2016, Ulderico Bernardi osservava che "abbiamo raggiunto una convivenza pacifica tra dialetto ed italiano, una nuova relazione in cui l'idioma nazionale non sembra ancora aver scalzato quello locale". Il tempo sembra dare ragione al sociologo veneto scomparso poco più di un anno fa: il dialetto esiste e resiste, senza apparente contraddizione e contrapposizione con l'italiano, seppur ritirandosi nelle sfere più intime, quelle familiari e amicali.

Secondo i dati analizzati da Demos per l'Osservatorio sul Nord Est, il 72% degli intervistati parla molto o abbastanza spesso dialetto in famiglia, e una quota sostanzialmente analoga (70%) lo utilizza con la medesima frequenza con gli amici; in ambiente lavorativo, invece, è il 45% a parlarlo abitualmente.

Se confrontiamo questi dati con quelli del 2002, la conferma all'osservazione di Bernardi esce ancora più rafforzata. Il luogo nel quale il dialetto sembra aver un po' ceduto il passo ad altre lingue è quello lavorativo (-10 punti percentuali), ma è in famiglia e con gli amici che resiste. Invece, in vent'anni, la quota di nordestini che parla dialetto con i propri familiari è rimasta sostanzialmente stabile, mentre qualche punto in più sembra cederlo (-6 punti percentuali) sul fronte amicale.
Come si configura dal punto di vista sociale l'utilizzo del dialetto in famiglia? Il primo dato da rilevare è che in nessuno dei settori considerati si scende sotto la maggioranza assoluta. Parla in dialetto in famiglia il 54% dei giovani, il 59% di chi ha tra i 25 e i 34 anni e il 69% delle persone di età centrale. Intorno alla media dell'area (70-72%) si collocano i valori osservati tra gli adulti, mentre è tra gli anziani che osserviamo la diffusione più ampia (84%).

Guardando al livello di istruzione, poi, osserviamo che certamente emerge una relazione con gli anni di studio, ma non una discriminazione. Infatti, il dialetto viene utilizzato in famiglia dal 90% di chi ha conseguito la licenza elementare e dal 76% di chi invece ha ottenuto quella media, ma si attesta al 60% anche tra chi è in possesso di un diploma o una laurea.

Un certo rapporto sembra emergere anche con la dimensione urbana: il dialetto nelle famiglie sembra essere più diffuso nei centri piccoli (77%) o medi (71%) rispetto a quelli con oltre 50mila abitanti (57%).

Infine, consideriamo la professione. Il dialetto tende ad essere più presente tra le mura di casa di pensionati (81%), casalinghe (80%) e imprenditori (79%). Intorno alla media dell'area si fermano gli operai (74%), mentre un uso meno intenso sembra riguardare impiegati e studenti (entrambi 59%), liberi professionisti (61%) e disoccupati (52%).

Quale è il futuro del dialetto? Resistere (70%), sostengono i nordestini, e lo pensa anche la (netta) maggioranza di chi il dialetto non lo parla abitualmente (65-68%).
Ma perché resiste? L'aveva spiegato Luigi Meneghello, nel 1963: "La parola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare". È, il dialetto, un po' come la famiglia: è la tua, è parte di te, sei tu. E il tempo non cambia l'identità più profonda: chi sei e da dove vieni.



NOTA INFORMATIVA
L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto tra il 13 e il 15 aprile 2022 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI, CAMI, CAWI da Demetra. Il campione, di 1000 persone (rifiuti/sostituzioni: 4931), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 18 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per provincia (distinguendo tra comuni capoluogo e non), sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3.59% con CAWI) ed è stato ponderato, oltre che per le variabili di campionamento, in base al titolo di studio.
I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all'unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100. I dati fino a febbraio 2019 fanno riferimento ad una popolazione di 15 anni e più.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Sara Garbin ha svolto la supervisione della rilevazione effettuata da Demetra.
L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.

Documento completo su www.agcom.it
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