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OSSERVATORIO SUL NORD EST - IL NORD EST E L'USO DEL DIALETTO

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
IL DIALETTO? CHIUSO IN CASA. AL LAVORO SI PARLA MENO
[di Natascia Porcellato]

Dialetto: lingua del Nord Est? Ancora sì, secondo le analisi di Demos per Il Gazzettino: oggi, lo parla abitualmente in famiglia il 74% degli intervistati, il 68% lo usa con gli amici, mentre il 50% lo fa nel contesto lavorativo. Guardando alla serie storica dell’Osservatorio sul Nord Est, però, emergono dei cambiamenti significativi. Infatti, se da una parte l’uso del dialetto nel contesto familiare sembra tenere, l’abitudine sembra essersi fatta meno frequente sia in ambito amicale (in cui scende dal 79% del 2001 all’attuale 68%, -11 punti percentuali), che in quello professionale (dal 57% di 24 anni fa al recente 50%, -7 punti percentuali).

Il dialetto, dunque, sembra si stia ritirando nell’ambito familiare, che diventa quello in cui è maggiormente utilizzato, riducendo la sua popolarità presso quello lavorativo e, in misura ancora più evidente, amicale. La longevità del dialetto in questi territori, però, è da ricondurre proprio alla sua tradizionale trasversalità: risuonava in casa come al bar, dentro alle fabbriche e nei negozi, allo sportello postale o nello studio di un avvocato; l’abitudine di parlarlo ha riunito operai e imprenditori, giovani e anziani, persone istruite o meno. Tutto questo gli ha consentito di essere uno straordinario elemento di identità locale, ma qualcosa sembra stia cambiando, con questo ritrarsi nell’ambito familiare.

Per questo, analizziamo il profilo di quanti usano abitualmente il dialetto in ambito familiare: innanzitutto, rileviamo che in nessun settore il suo uso scende sotto la soglia della maggioranza assoluta, evidenziando la sua centralità nelle famiglie nordestine. Il dialetto, infatti, è la “lingua di famiglia” soprattutto tra quanti hanno più di 35 anni (75-84%, ma tra gli under-35 il valore raggiunge il 52%), vivono in contesti urbani medi o piccoli (78%, ma il valore supera il 60% anche nelle città più grandi), hanno conseguito al massimo la licenza elementare (83%, ma fa la stessa cosa oltre la metà dei laureati, 54%), e sono imprenditori e lavoratori autonomi (90%), a casalinghe (86%), pensionati (84%) e disoccupati (78%, ma va annotato che lo fa anche la metà degli studenti e oltre il 60% degli impiegati).

Meno ampia, invece, è la platea di chi parla in dialetto con i propri amici: a farlo, sono in misura maggiore le persone tra i 45 e i 64 anni (72-75%) e gli over-65 (90%), quanti hanno conseguito al massimo la licenza media (78%) e che vivono in centri di piccole dimensioni (74%). Professionalmente, invece, emerge una maggiore presenza di pensionati (90%), oltre a casalinghe (77%), disoccupati e imprenditori (entrambi 75%). Al contrario, è tra i giovani (36%), i laureati (45%) e gli studenti (24%) che la propensione a parlare in dialetto con i propri amici tocca le quote minime.

Qual è il futuro del dialetto, dunque? Il 75% dei nordestini si dice convinto che sia destinato a resistere perchè è parte dell’identità regionale, mentre il restante 25% prevede la sua scomparsa in quanto legato a una società che non esiste più. Lo scrittore britannico G. K. Chesterton diceva “Tutti i dialetti sono metafore e tutte le metafore sono poesia”: il rischio è che, nel ritrarsi nel privato delle case, da metafora si trasformi nell’allegoria di un tempo che non è più.



NOTA INFORMATIVA

L'Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto tra il 12 e il 17 maggio 2025 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI, CAMI, CAWI da Demetra. Il campione, di 1.016 persone (rifiuti/sostituzioni: 6.120), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 18 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per provincia (distinguendo tra comuni capoluogo e non), sesso e fasce d'età (margine massimo di errore 3,1% con CAWI) ed è stato ponderato, oltre che per le variabili di campionamento, in base al titolo di studio.
I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100. I dati fino a febbraio 2019 fanno riferimento ad una popolazione di 15 anni e più.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l'analisi dei dati. Beatrice Bartoli e Paolo Bonanomi hanno svolto la supervisione della rilevazione effettuata da Demetra.
L'Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.

Documento completo su www.agcom.it
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